Ma che bella notizia…

Giusto l’altro giorno leggevo che una nota società di consulenza internazionale, in particolare un suo VP di origine italiana, ha avuto la meravigliosa idea di aprire un “centro di sviluppo” a Napoli in cui assumerà 400 programmatori del sud e centro Italia.

Le mie informazioni sull’argomento si limitano a un articoletto di giornale e non vorrei criticare senza sapere, ma ci sono state un paio di frasi dell’intervistato, e un’interessante omissione, che mi hanno davvero fatto guardare di cattivo occhio la notizia.

Prima di tutto si parla di questo grande centro di sviluppo, ma non si dice qual’è l’applicativo/i o almeno il settore dei prodotti che intendono creare, quindi mi azzardo a dire che non saranno nuovi prodotti per far concorrenza alle grandi software house, quanto piuttosto la solita robetta. Ma allora perchè ammucchiare così tanta gente se sono piccole produzioni? La risposta giunge dall’affermazione dell’intervistato : pare che vogliano dimostrare di poter far concorrenza ai programmatori indiani in termini di costi per il mercato dell’outsourcing.

Questo l’ho trovato a dir poco agghiacciante. Ma hanno idea di quanto costi un programmatore esperto negli Stati Uniti? Eppure non è che tutti i programmatori americani siano migrati in India per trovare lavoro. Anzi, l’orizzonte della produzione software anglosassone è a dir poco prolifico, e gente come Thoughtworks, che ha una grossa sede in India, di certo non lo fa per pagare di meno la “manodopera” (li pagano come a Londra).

Non è all’India che dobbiamo fare concorrenza! Dovremmo mirare a fare concorrenza, almeno, all’Inghilterra.

Vogliamo far calare i costi di sviluppo? Iniziamo a coltivare l’eccellenza, non la manovalanza del codice. Nel campo dello sviluppo software 10 programmatori “tosti” creano un valore molto maggiore (un prodotto solido, facilmente estensibile) di 1000 programmatori che hanno sempre e solo fatto “manutenzione”. Vogliamo iniziare a pagare i nostri un centesimo di quelli americani? Mi sembra ottimo, così potranno scrivere milioni di linee di codice spaventosamente costoso e fallimentare mentre agognano solo a una cosa : diventare un giorno dei manager.

Quei quattrocento che dovranno fare concorrenza agli indiani di certo non li invidio, anche perchè in India, come al solito, stanno imparando in fretta, e presto la qualità del software in outsourcing sarà superiore a quello che sviluppiamo qui. Volesse solo il cielo che questo grande benefattore avesse detto : “Stiamo aprendo un grande centro di sviluppo dove svilupperemo applicazioni per ……., creeremo del grande software con un grande valore”. Sarei stato davvero felice di leggere una simile notizia.

A questo punto posso confidare solo nella superficialità dell’articolo e dunque d’aver capito male.

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